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Rossella Puccio

...Il rumore segreto delle mie parole

Rossella Puccio

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...Datemi una parola ed io attraverserò il mondo...
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l tempo è un dio benigno. (Sofocle)
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February 18

Il popolo di latta nella Palermo-barattolo

"Otto sotto un tetto": serial documentaristico in otto puntate per raccontare una  vergogna palermitana, comunemente nota come "emergenza casa"
Un numero esponenziale di richieste, famiglie in attesa di sfratto, altre che vivono a casa di parenti, dentro le proprie auto, o in container. Tutti con la paura di finire ancora per strada



Una bidonville alle porte di Palermo. Lo sapevate?... di persone, di oltre 30 bambini, di 23 famiglie stipate dentro 15 mq di lamiera senza riscaldamento? E' trascorso "appena" un anno e mezzo ma anche alcuni politici - compresi quelli della circoscrizione d'appartenenza - poverini non ne sapevano nulla.

continua su...  Todo(sco)Modo
February 01

Muore il "contestatore" di Sgabri. Solo adesso Giuseppe fa notizia

Notizia: fonte (larepubblica.it)
AGRIGENTO - Un ragazzo di 24 anni, Giuseppe Gatì, è morto questo pomeriggio a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento, dopo essere stato folgorato da una scarica elettrica. L'incidente è avvenuto nel caseificio di proprietà del padre della vittima, coordinatore cittadino del Pd.
Il ragazzo, che lavorava con il padre, non si è accorto che c'era un filo scoperto, inavvertitamente l'ha toccato ed è morto folgorato. I carabinieri hanno aperto un'inchiesta. Nelle settimane scorse Giuseppe Gatì si era reso protagonista di una accesa contestazione al sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi durante la presentazione dell'ultimo libro del critico d'arte ad Agrigento.
 
 

 
Chi è Giuseppe Gatì?
Solo la sua morte è riuscita a far notizia
 

Non quando gridò a Sgarbi "pregiudicato" in difesa del giudice Caselli e del pool antimafia, mentre sventolava dei fogli che giustificavano quanto dichiarava nella sala della Biblioteca di Agrigento, dove Vittorio Sgarbi si trovava per un incontro. Non servirono nemmeno i calci, le aggressioni e quelle due ore chiuse in una stanza, trattenuto contro il suo volere. Non servì nemmeno il capovolgimento dei fatti che da aggredito lo fecero divenire aggressore, con in mano le uniche armi della parola e della verità.
Non servì nulla di tutto questo per far notizia. Nemmeno le immagini girate mentre tutto accadeva. Ma la sua morte sì. La tragedia che ieri ci ha sottratto Giuseppe Gatì nelle campagne licatesi dove si trovava per lavoro. Aveva costruito un blog, un piccolo spazio virtuale in cui esercitare la sua voglia di cambiamento: http://www.lamiaterraladifendo.it/?p=47
 
 
Dichiarazione di Gatì sul suo sito:
"Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell'ordine e cerca di perquisirmi perché vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non può farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata, dove la polizia mi prende documenti e telefonino. Chiedo di vedere un avvocato (ce n'era uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi dicono no. Mi identificano e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell'ordine e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un'ora e mezza mi congedano con questa frase: Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro".
Non servì denunciare nulla di tutto questo per far notizia. Nemmeno le immagini girate mentre tutto accadeva. Ma la sua morte sì. La tragedia che ieri ci ha sottratto Giuseppe Gatì nelle campagne licatesi dove si trovava per lavoro. Aveva costruito un blog, preso d'assalto in queste ore, un piccolo spazio virtuale in cui esercitare la sua voglia di cambiamento: http://www.lamiaterraladifendo.it/?p=47
 
 
Dal suo blog:
7 Aprile 2008
“Io ho deciso di rimanere qui, perchè non devo essere io ad emigrare per non “sporcarmi le mani” per cercare un lavoro, ma deve andare via chi questa terra l’ha martoriata.
Ho creato un piccolo spazio cartaceo che periodicamente metto in giro (volantini e manifesti) al quale ho dato il nome di QUI CAMPOBELLO LIBERA (il mio paese infatti si chiama Campobello di Licata in provincia di Agrigento).
Ancora sono il solo ad occuparmene, ma confido di risvegliare qualche bell’anima; Il mio spazio si occupa di informare i cittadini di ciò che i media nazionali oscurano o censurano: condannati in parlamento, leggi vergogna, inciuci ecc.
Ho già avuto i primi commenti negativi, ma non mi fermo qui. Questa è la mia terra e io la difendo.”
Giuseppe Gatì

----------------
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" (Primo Levi)
 
Dopo l'accaduto la Procura della Repubblica di Agrigento contestò i reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale ad almeno cinque persone, di cui solo una identificata. Il commissario della polizia municipale Giuseppe Ragusa si recò in ospedale, sebbene le immagini mostrino che fu  Giuseppe Gatì ad essere aggredito, il referto stilato presso la struttura ospedaliera diede una prognosi di 3 giorni: "Sarebbe stato aggredito da almeno tre persone mentre tentava di impedire ad una delle manifestanti di riprendere quanto stava accadendo in sala con una telecamera".
Il sindaco Sgarbi dichiarò di voler querelare chi l'aveva apostrofato come "pregiudicato".

Discorso di accettazione del Nobel M.L. King - Oslo 10 dic 1964

giovedì 22 Gennaio 2009 alle ore 2.05
 
 
"Mi rifiuto di accettare l'idea che l'uomo sia un oggetto galleggiate, un relitto sul fiume della vita che lo circonda." M.L.K.

Che sia per Gaza, per quel "We can" oltreoceano, per tutti i silenzi o le parole sprecate non importa... Vi sono parole inossidabili di uomini altrettanto tali Vi sono parole che possono suggerire una risposta o forse gran parte di quelle ricercate, perchè anche il male che le origina è unico.

Riporto alcuni passaggi del discorso di mister "I have a dream"
a Oslo nel 1964 per la consegna del Premio Nobel per la Pace.


[...]Ne concludo che questo premio che io ricevo
per conto di quel movimento è il profondo
riconoscimento che la nonviolenza è la risposta
alla domanda politica e morale centrale nel
nostro tempo: il bisogno di vincere
l'oppressione e la violenza senza fare ricorso
alla violenza e all'oppressione.

Civiltà e violenza sono concetti antitetici. I
negri degli Stati Uniti, al seguito del popolo
dell'India, hanno dimostrato che la
nonviolenza non è una passività sterile, ma una
potente forza morale che porta alla
trasformazione sociale. Prima o poi, tutti i
popoli del mondo dovranno scoprire un modo
di vivere in pace e così trasformare l'attuale
lamento funebre cosmico in un salmo creativo
di fraternità.

Accetto questo premio oggi con incrollabile
fede nell'America e con una fede audace nel
futuro dell'umanità.
Mi rifiuto di accettare l'idea che la condizione
attuale della natura dell'uomo d'oggi
(“isness”) lo renda moralmente incapace di
raggiungere quel che deve essere
(“oughtness”), che gli sta continuamente
davanti.
Mi rifiuto di accettare l'idea che l'uomo sia un
oggetto galleggiate, un relitto sul fiume della
vita che lo circonda.

Mi rifiuto di accettare l'idea che l'umanità sia
tragicamente legata alla mezzanotte senza
stelle del razzismo e della guerra e che l'alba
luminosa della pace e della fraternità non
possa mai diventare una realtà.

Mi rifiuto di accettare la nozione cinica che
nazione dopo nazione deve avvilupparsi in una
spirale militaristica che la precipita giù
nell'inferno di una distruzione termonucleare.
Credo che la verità disarmata e l'amore
disinteressato avranno l'ultima parola.

Ho l'audacia di credere che ovunque la gente
potrà avere tre pasti al giorno per il loro
corpo; istruzione e cultura per le loro menti;
dignità, uguaglianza e libertà per il lorospirito.

Accetto questo premio per conto di tutti coloro
che amano la pace e la fratellanza.

Non voglio che tu muori - Alda Merini per Michele Pierri

 

 

 

 

 

 
Non voglio che tu muoia, no.
Se tu tremassi nella morte,
io cadrei come una foglia al vento,
eppure con le mie grida e i miei sospiri
io ti uccido ogni giorno;
ogni giorno accelero la tua morte,
sperando che anche per me sia la fine
e mi domando dove Dio stia
in tanta collisione di anime,
come permetta questo odio senza rispetto,
e brancolo nel buio della follia
cercando il tentacolo della scienza.
 

Francia: assolti i 6 medici coinvolti nella morte di 117 persone

Medicina e giustizia: il limite valicabile?
In Francia assolti i medici coinvolti nella morte dei 117 pazienti trattati con l'ormone della crescita


E giustizia è fatta!... o ancora una volta no?
I parenti delle 117 vittime colpite negli anni '80 dal morbo di Creutzfeldt-Jakob, variante del morbo della mucca pazza, escono dall'aula del tribunale di Parigi in preda a lacrime e rabbia. La richiesta di pena detentiva per i 6 medici e farmacisti – il settimo è morto lo scorso ottobre - accusati di omicidio colposo "per gravi errori di imprudenza e di negligenza commessi nella raccolta, nel confezionamento e nella somministrazione a 1.698 bambini dell'ormone della crescita”, è stata rigettata dai giudici parigini che hanno accolto la tesi difensiva, secondo cui l'operato dell'equipe medica era in assoluta buona fede: poiché 20 anni fa non poteva essere a conoscenza dei micidiali effetti dell'ormone della crescita che ha poi causato il decesso di 117 francesi vittime del morbo di Creutzfeldt-Jakob.
Un processo che si è avviato il 6 febbraio scorso, un dolore che dura da circa 18 anni, e adesso ciò che rimane è il ricorso in appello e la speranza, nutrita da quasi tutti i familiari delle vittime, “che in qualche maniera venga data una forma di condanna per quello che hanno fatto”. Le sorti di questo processo hanno lasciato a bocca aperta la Francia ma anche l'Europa. In molti speravano in una pena detentiva, anche con la condizionale, ma nessuno avrebbe mai creduto che questa vicenda si concludesse con un'assoluzione totale. “La molta sofferenza – ha dichiarato un avvocato della difesa – non determina di per sé un crimine: è la legge che ha questa funzione. Neppure il senso comune può stabilire chi è colpevole. È il codice penale che stabilisce i crimine”. Non per l'avvocato della parte civile secondo cui "la deliberata noncuranza per le precauzioni dovrebbero essere sufficienti a qualificare il reato in senso penale”. Parole che bruciano ancor di più dopo la conclusione di un processo così lungo e doloroso che come unica consolazione ha avuto l'esonero dei 6 professionisti, accusati di negligenza, dagli istituti in cui lavoravano: Hypophysis Francia e all’Istituto Pasteur. L'avvocato della controparte, Francois Honnorat, ha infatti parlato di "giudizio assurdo" e "socialmente pericoloso”, facendo eco ai tanti commenti sulla sentenza da parte anche di alcune associazioni che indignate hanno tacciato la sentenza come uno “spregio insopportabile per le vittime”.
Rossella Puccio
 
 
approfondimenti:
 
 
L'ormone della morte ricavato dai cadaveri e il caso dei lotti infetti in Francia
Associazione francese degli emotrasfusi: “Un giudizio che conferma l'impunità sistematica per gli scandali sanitari"

Scoperto nel 1920, l'ormone della crescita (somatrotopina od ormone somatotropo – STH) poteva essere ricavato dall'ipofisi di cadaveri, migliaia per poche gocce. Solo nel 1986, dopo averne identificato la struttuta nel '72, fu prodotto il laboratorio come ormone sintesi, con tecniche di ingegneria genetica più sicure e meno dispendiose. In Francia la produzione dell'ormone è avvenuta sino al 1998, usato per stimolare la crescita nei bambini affetti da 'nanismo ipofisario', causato da iposecrezione di GH. Una serie di lotti infetti e “gravi errori di imprudenza e di negligenza commessi nella raccolta, nel confezionamento e nella somministrazione di questi”, come cita l'accusa nel processo francese, ha causato la morte di 117 dei 1.698 individui, allora bambini, sottoposti al trattamento. Il primo caso si ebbe solo nel dicembre 1991, successivamente gli altri, a causa della lunga latenza di questo morbo.
La malattia di Creutzfeldt-Jacob (CJD), detta 'sporadica', “non si trasmette facilmente pur essendo un'encefalopatia trasmissibile” ha spiegato Maurizio Pocchiari, responsabile Sorveglianza della malattia di Creutzfeldt-Jacob dell`Istituto superiore di sanità, in occasione del convegno Prion2008 svoltosi a Madrid l'8 ottobre scorso. Secondo l'esperto infatti "sarebbe possibile infettare un soggetto `inoculando` nel suo cervello sano un pezzo di materiale cerebrale di un individuo malato". Una dichiarazione recente che riconduce a quanto svelato dalla magistratura francese nel corso delle indagini: “France Hipophyse favorì estrazioni da cadavere 'imprudenti'” nonostante i pericolosissimi rischi fossero noti già dal 1984. La potente associazione francese, detentrice del monopolio di raccolta dell'ormone, sembrerebbe aver stretto accordi con stabilimenti a rischio (neurologia, geriatria) e premi in contanti per 'prelievi selvaggi' di ipofisi. Dichiarazioni che rendono la sentenza di giudizio ancora più clamorosa e i commenti di chi, come il presidente dell'associazione francese degli emotrasfusi (Aft), Olivier Duplessis, si è detto "indignato per un giudizio che conferma l'impunità sistematica per gli scandali sanitari".
Rossella Puccio


Morbo di Creutzfeldt-Jakob e il mistero del prione
A provocare il morbo della mucca pazza e la sua variante umana 'malattia di Creutzfeldt-Jakob' sarebbe il prione, una proteina patologica senza Dna: un mistero visto che riesce a replicarsi all'infinito trasformando le proteine normali in patogene sino a provocare la morte. A battezzare questo "agente infettivo non convenzionale" il suo scopritore, il biochimico americano Stanley B. Prusiner insignito del Nobel nel 1997, che iniziò a studiarlo sin dal 1972, dopo la morte di un paziente per 'Creutzfeldt-Jakob'. La trasformazione delle molecole proteiche, normalmente presenti nell'organismo, causa una progressiva perdita di neuroni. La malattia è a lenta incubazione, si manifesta gradualmente con episodi di perdita di memoria, cambiamenti di personalità, allucinazioni, convulsioni fino alla demenza progressiva che spesso induce a diagnosticare l'Alzheimer per le difficoltà nel parlare, scrivere, leggere, camminare, e alla morte che giunge dopo 3-12 mesi.
R.P.

Ho trovato una lettera sotto il mio cuscino...

martedì 13 Gennaio 2009 alle ore 1.10
Rifugio

Nebbie. E il tonfo dei sassi
dentro i canali. Voci d’acqua
giù dai nevai nella notte.

Tu stendi una coperta per me
sul pagliericcio:
con le mani dure
me l’avvolgi alle spalle, lievemente,
che non mi prenda
il freddo.

Io penso
al grande mistero che vive
in te, oltre il tuo piano
gesto; al senso
di questa nostra fratellanza umana
senza parole, tra le immense rocce
dei monti.
E forse ci sono più stelle
e segreti e insondabili vie
tra noi, nel silenzio,
che in tutto il cielo disteso
al di la della nebbia.

Antonia Pozzi

Sperare quando tutto sembra cedere

giovedì 8 Gennaio 2009 alle ore 22.28
 
SONETTO III - Antonio Ferriera(1528-1560)


--Che sperate, speranza?—Dispero.
--Chi fu la causa di ciò?---Incostanza.
--Voi, vita, come siete?---Senza speranza.
--Che dite, cuore?—Che ardo d’amore.

--Che sentite voi anima?—Che è amore fiero.
--Infin come vivete?--Senza fiducia.
--Chi vi alimenta dunque?—Un ricordo.
--Solo in esso sperate?—Sol in esso spero.

--Dove potrete fermarvi?—Qui dove sono.
--Che fate ora voi?—Sto finendo la vita.
---E pensate sia un bene?—Amore lo vuole.

---Chi vi costringe a ciò?---Saper chi sono.
---Chi siete?---Chi di ogni cosa è schiava
---Di chi schiava siete?---D’un solo volere.

Per Anna Achmatova - lirica di Marina Cvetaeva

lunedì 5 Gennaio 2009 alle ore 4.49
 
 
O musa del pianto,
la più bella delle muse!
O selvaggio demone della notte bianca!
Tu dispieghi una nera tormenta sulla Russia,
e la tua urlante ci trafigge come frecce.
E noi ripieghiamo, e un sordo bisbiglio
per centinaia e migliaia di volte si consacra a te.
Anna Achmatova!
Questo nome è un grande sospiro,
reclinante in una profondità senza nome.
A incoronarci è questo: che calpestiamo,
la tua stessa terra!
E colui che è stato ferito dal tuo
mortale fato trapassa già immortale
nel suo letto di morte.
Le cupole ardono nella mia città che canta,
e il cieco viandante
loda il Santo Salvatore...
e io faccio dono a te della mia città di campane,
Achmatova! E altrettanto del mio cuore.

Dialogo di Amleto con la coscienza - lirica di Marina Cvetaeva

lunedì 5 Gennaio 2009 alle ore 4.44
 
- Lei è nel fondo, dov'è limo
e alghe... A dormire in esse
è andata - ma neanche là c'è sonno!
- Ma io l'amavo
come quarantamila fratelli
amar non possono!
- Amleto!
Lei è nel fondo, dov'è limo,
limo! - E l'ultima corolla
è venuta a galla sulle travi del fiume...
- Ma io l'amavo,
come quarantamila...
- Meno,
in ogni caso, d'un solo amante.
Lei è nel fondo, dov'è limo.
- Ma io -
(dubbioso)
- l'amavo?

"I have a dream" (dal sogno americano al risveglio italiano)

giovedì 6 novembre 2008 alle ore 22.58
 
Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti, il 44°, "un uomo che incarna il "sogno" di Martin Luther King", la svolta che, non solo gli Americani, ma tutto il mondo si aspettava. Forse non proprio tutto... molti avranno fatto gli scongiuri, molti altri forse avranno rispolverato l'abito buono dall'armadio (cappuccio e tuniche bianche) pensando dalla loro parte dell'oceano, un po' quello che qualcuno ha forse pensato nel nostro Paese: che quell'uomo "bello e abbronzato" non se lo aspettavano proprio... ma le loro si sa sono solo "carinerie". In tanti hanno applaudito, gioito e sperato. In tanti dicono "we can" e pensano al cambiamento, sono felici di questa "storica vittoria" come l'ex segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, o come "Al Qaeda" che a detta di qualcuno ora con Obama "forse è più contenta" e chissà perchè il Pd insorge chiedendo di ritrattare queste "parole gravi, che rischiano di minare il rapporto con gli alleati"... ma si sa, sono solo ragazzi... e poi il "sogno" è solo Americano, perchè forse qui in Italia inizieranno a mettere il bavaglio anche a quelli.



Libertà (di Paul Eluard)


Su i quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome

Su la giungla ed il deserto
Su i nidi su le ginestre
Su la eco dell'infanzia
Scrivo il tuo nome
Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

Su tutti i miei lembi d'azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome

Su le piane e l'orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome

Su la schiuma delle nuvole
Su i sudori d'uragano
Su la pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome

Su le forme scintillanti
Le campane dei colori
Su la verità fisica
Scrivo il tuo nome

Su i sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Su le piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s'accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome

Su l'assenza che non chiede
Su la nuda solitudine

Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l'immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d'una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti

Libertà.
 

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